Un farmaco del tutto privo di sostanze attive

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– sette lettere: PLACEBO

Soluzioni – sette lettere: PLA…

Spiegazione:

Quando, sullo schema, spunta la definizione un farmaco del tutto privo di sostanze attive, la mente del cruciverbista deve correre al preparato inerte somministrato nei trial clinici per misurare l’efficacia reale dei principi terapeutici. La locuzione un farmaco del tutto privo di sostanze attive indica infatti quella “compressa fittizia” che non contiene molecole curative ma produce, grazie alle aspettative del paziente, cambiamenti misurabili. Per risolvere le sette caselle è sufficiente contare le lettere, annotare l’avvio PLA… e ricordare che, nell’etichetta latina tradizionale, il verbo d’origine significa «piacerò». In questo modo la definizione un farmaco del tutto privo di sostanze attive guida senza incertezze verso la soluzione corretta, rivelando quanto la psicologia possa influenzare l’esito di una cura.

Curiosità:

Il concetto indicato da un farmaco del tutto privo di sostanze attive fu codificato già nell’Ottocento, ma divenne celebre nel 1955 con la «sugar-pill theory» dello statunitense Henry Beecher, che dimostrò come fino a un terzo dei pazienti riportasse benefici assumendo semplici pasticche di zucchero. Oggi i protocolli clinici randomizzati prevedono sempre un gruppo che riceve un farmaco del tutto privo di sostanze attive, proprio per distinguere i miglioramenti reali da quelli generati dalle aspettative. Non tutti sanno che esiste anche un “effetto contrario”, il cosiddetto nocebo, in cui il solo timore di effetti collaterali produce sintomi negativi pur in assenza di molecole farmacologiche. Persino l’Agenzia Europea per i Medicinali impone l’uso di un farmaco del tutto privo di sostanze attive nei test di equivalenza dei generici, a garanzia di risultati solidi. Un termine di sette lettere, nascosto dietro l’abbreviazione PLA…, continua dunque a ricordarci quanta parte della guarigione sia scritta nelle aspettative della mente.